Vivere, che rischio 

  la precaria vita di Cesare Maltoni


    


              



Da dove cominciare per fare un ritratto cinematografico di Cesare Maltoni? La sua poliedrica e sfaccettata figura sembra richiedere di essere raccontata da molteplici prospettive. Esiste un Maltoni geografico - profondamente romagnolo - che combina insieme le calme movenze della pianura con quelle rapide e dinamiche dell’uomo di mondo, del viaggiatore. Esiste anche il Maltoni scienziato, il più noto, punto di riferimento internazionale nell’ambito della ricerca sulla cancerogenesi ambientale e della prevenzione oncologica. E qui compare immediatamente il Maltoni politico che utilizza i dati della ricerca per combattere battaglie a favore del bene pubblico e della salute di tutti. Poi c’è il Maltoni ideatore di spazi da dedicare alla ricerca scientifica, alla salute, alla prevenzione e alla cura delle persone (a lui si collegano le grandi opere come l’Istituto Ramazzini, i poliambulatori di prevenzione, i laboratori di alta tecnologia, gli archivi, l'hospice). E infine, il Maltoni quasi francescano nel manifestare sempre inalterata una spiccata sensibilità verso il dolore di chi soffre. Maltoni è sostanzialmente un grande uomo rinascimentale, tant’è vero che si richiama in modo esplicito agli studi epidemiologici di Bernardino Ramazzini, alla tradizione di un sapere fondato sulla conoscenza empirica: “Prevenire è meglio di curare". Il film-documentario basa la propria narrazione su questa poliedricità eroica del protagonista, eroica sostanzialmente per tre motivi: perché è profondamente umana (anche nei suoi tratti di debolezza); perché fuori dagli schemi, e perché è caratteristica degli eroi ottenere risultati irraggiungibili agli altri. La figura dello scienziato colpisce per il suo carattere volitivo, la sua competenza, la sua umanità, e per lascito di valore che ci consegna. Uno spazio d’azione non chiuso ma che, anzi, apre ampi spazi di riflessione su tutti i temi che riguardano la prassi e la ricerca scientifica, lo studio sulla prevenzione di malattie mortali, l’idea stessa di sanità pubblica e di tutela alle persone. Un’eredità tutta da raccogliere e raccontare.


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      Scritto e diretto da: Michele Mellara, Alessandro Rossi
      raccontato da: Luigi Dadina
      Voce di Paolo: Beppe Tranquillino Minerva
      Voce di Franco: Stefano Pesce
      Testimonianze: Fiorella Belpoggi, Morando Soffritti, Donata Carretti, 
      Pasquale Chieco, Philip J. Landrigan
      Prodotto da: Ilaria Malagutti
      Produzione: Mammut Film
      Ricerche d'archivio: Ciro Gatto, Marco Cavalli, Serena Oddo, Laura Dinelli
      Direttore della Fotografia: Marco Mensa
      Operatori: Michele Mellara, Francesco Merini, Marco Cavalli, 
      Suono di presa diretta: Alessandro Rossi
      Montaggio: Corrado Iuvara (a.m.c.)
      Creazioni sonore, montaggio del suono e mix: Massimo Carozzi
      Musiche: Wolfgang Amadeus Mozart, Claudio Monteverdi, Caesar Franck, Mikis Theodorakis 
      “Sogno di libertà" cantata da Milva,
      Scenografia e costumi: Gloria Dardari, Marco Garuti
      Grafiche e animazioni: K2: Niccolò Manzoiini, Lorenzo Burlando, Costanza Degli Abbati, Axel Zani 
      Ufficio stampa: Echo Group, Stefania Collalto
      Sviluppato con il supporto di: Istituto Ramazzini
      in collaborazione con: RAI Cinema
      con il contributo: MIBACT (Direzione generale Cinema), 
      Fondo Audiovisivo della Regione Emilia Romagna 
      Distribuzione: I Wonder
      
      Lingue: italiano, inglese
      Formato: HD
      Genere: Storico, Biografico, Scienza
      Durata: 83’

Festival
Biografilm - Premio del pubblico, Storie italiane (2019)
Festival SiciliAmbiente - Premio AAMOD Miglior Film Documentario, Palermo, (2019)
Festa del Cinema del reale, - Premio cinema del reale, Lecce (2019)

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